Esodo 21:5-6
“Ma se lo schiavo fa questa dichiarazione: “Io amo il mio padrone, mia moglie e i miei figli; io non voglio andarmene libero”; allora il suo padrone lo farà comparire davanti a Dio, lo farà accostare alla porta o allo stipite; poi il suo padrone gli forerà l’orecchio con una lesina ed egli lo servirà per sempre.”
La lesina è uno strumento artigianale che nel tempo è sempre più dimenticato. È un punteruolo ad uncino, rinforzato per bucare con precisione. Principalmente usato per cucire le pelli, oggi è usato dai calzolai.
Il gesto del padrone nei confronti dello schiavo reverbera nei secoli (circa 33) acquistando una valenza differente, più profonda. Se da un lato si è persa la gestualità della pratica, se ne è acquisita la spiritualità. Quando accettiamo il Sacrificio di Gesù Cristo come mezzo di salvezza, ci impegnamo a seguirlo sottomettendoci alla sua autorità divina. La differenza alachica sta nel fatto che non siamo schiavi di un padrone tiranno ma amici di un Dio amorevole e di giustizia.
Quest’ultima affermazione scaturisce dal verso 6 sopracitato: “… Lo farà accostare alla porta o allo stipite”. La porta del cielo per antonomasia è Gesù e lo stipite sopracitato rievoca l’azione della prima pasqua (Esodo12:7); la lesina forava l’orecchio e si conficcava nello stipite, come un chiodo in una trave!
Valutiamo la Croce come fossero gli stipiti; il Sangue di Gesù come quello dell’agnello. Il battesimo che testimonia la nostra appartenenza, come l’orecchio forato. Tali riti confermano un cammino pretracciato, di amicizia con il creatore, dove Gesù rappresenta l’anello di congiunzione che attraversa le epoche.
E tu gli appartieni?
